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Trigliceridi: Ruolo nelle patologie

Nel corpo umano, alti livelli di trigliceridi in circolo sono connessi all’arteriosclerosi e al rischio di infarto del miocardio e di ischemia cerebrale. Comunque, l’impatto negativo di livelli crescenti di trigliceridi è minore di quella del rapporto crescente LDL:HDL. Il rischio può essere in parte ridotto da una proporzionalità fortemente inversa tra il livello di trigliceridi e il livello di colesterolo HDL. Un’altra patologia causata da alti livelli di trigliceridi è la pancreatite.

Linee guida

L’ American Heart Association ha pubblicato linee guida per i livelli di trigliceridi:

Livello mg/dL Livello mmol/L Interpretazione
<150 <1.69 Quantità normali, rischio molto basso
150-199 1.70-2.25 Borderline alto
200-498 2.25-5.63 Alto
>500 >5.65 Molto alto, rischio elevato

Si noti che questa informazione è rilevante per il livello di trigliceridi testato dopo il digiuno medico, dato che la concentrazione di trigliceridi resta temporaneamente più alta per un periodo dopo i pasti.

Riduzione del livello di trigliceridi

Esercizio fisico e diete ad apporto medio-basso di carboidrati contenenti acidi grassi essenziali sono raccomandati per la riduzione del livello di trigliceridi. Quando queste falliscono, olio di pesce, niacina, ed alcune statine sono consigliate per ridurle. L’assunzione precedente di alcolici può provocare tassi elevati di trigliceridi, e ridurre l’uso di alcol è comunemente raccomandato per i pazienti con elevato tasso di trigliceridi

Fonte: Wikipedia.org

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Trigliceridi insidia-cuore

Parlando di troppi grassi nel sangue è al colesterolo elevato che si pensa come attentatore delle arterie e del cuore. Ma spesso ci sono comprimari più oscuri non meno pericolosi: i trigliceridi alti. Il loro ruolo come fattore di rischio indipendente di coronaropatia è controverso, però vi concorrono, inoltre sono componenti di quella frequente sindrome metabolica che è causa di cardiopatie, si associano a basse HDL cioè il colesterolo buono, aumentano il rischio di pancreatite e sono coinvolti nella steatosi, quando vengono ridotti nei dislipidemici questo si lega a meno eventi coronarici. E l’elenco delle colpe può continuare: è bene perciò non sottovalutarli. Ma che cosa sono i trigliceridi, come si previene e si cura il loro eccesso?

Occhio a grassi, calorie, zuccheri

In sostanza sono i lipidi più abbondanti nell’organismo, presenti soprattutto nell’adipe sottocutaneo (trigliceridi perché ogni molecola contiene tre acidi grassi), forniti dai grassi alimentari ma anche formati come riserva energetica da altri componenti della dieta quando le calorie totali sono troppe. La prima misura nella correzione dell’ipertrigliceridemia è quindi, come nell’ipercolesterolemia, comportamentale: da ridurre, oltre ai cibi grassi (tipici i formaggi), soprattutto calorie totali, zuccheri semplici (ricordando dolciumi, marmellata, bibite gassate, frutta e succhi), alcol (che stimola la sintesi nel fegato); tenere poi controllato il peso e fare esercizio fisico, eliminare il fumo. Le cause dei trigliceridi alti però non sono solo o direttamente alimentari, ci sono anche obesità, diabete, fattori ereditari, nefropatie croniche, ipotiroidismo e altro ancora. La gestione iniziale dipende quindi dal profilo di rischio coronarico del soggetto (alto se probabilità oltre il 20% di eventi a dieci anni anni o coronaropatia o diabete) e dal livello d’ipertrigliceridemia, che è considerata leggera tra 150 e 200 mg/dl, elevata tra 200 e 500 e molto elevata oltre i 500. Bisogna fare counselling al paziente se è responsabile lo stile di vita, indagare se c’è sindrome metabolica, ricercare altre cause secondarie, normalizzare la glicemia se c’è diabete. In molti casi d’ipertrigliceridemia non occorrono farmaci; quando questi sono necessari puntano a raggiungere prima di tutto gli obiettivi per le LDL.

Farmaci, combinazioni con cautela

Gli agenti farmacologici più usati sono le statine, i fibrati, la niacina, gli oli di pesce (omega-3). Nei casi con valori tra normali ed elevati in genere non sono necessari farmaci e il goal è appunto ridurre in altro modo le LDL. Nell’ipertrigliceridemia elevata nei soggetti che non hanno raggiunto le LDL ideali nella prima linea si usano le statine, in quelli più vicini all’obiettivo e non coronaropatici si possono considerare le altre opzioni, anche se i dati di efficacia come prevenzione primaria sono scarsi. Alla luce delle più recenti raccomandazioni per una diminuzione più aggressiva delle LDL nei soggetti a maggior rischio coronarico, possono occorrere combinazioni degli altri farmaci con le statine, scegliendole individualmente: per esempio niacina se le HDL sono basse e le LDL alte, fibrati se HDL e LDL sono adeguate e i trigliceridi alti, omega-3 se c’è coronaropatia. La terapia di combinazione richiede però un attento monitoraggio e basse dosi per possibili rischi, come quello di rabdomiolisi (danno muscolare che può portare a morte) risultato aumentato da alcune associazioni di statine e fibrati. Nell’ipertrigliceridemia molto elevata, infine, i farmaci sono in genere necessari e spesso combinati, sempre usando cautela; se i valori sono superiori a 1000 un obiettivo prioritario è diminuire il rischio di pancreatite acuta e occorre una dieta fortemente ipolipidica.

Fonte
Robert C. Oh e coll. Management of Hypertriglyceridemia. Am Fam Physician 2007; 75: 1365-71.

DA WWW.DICA33.IT

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